Antoine de Saint-Exupéry non lo scrive mai all’interno del suo libro, ma è chiaro che il Piccolo principe di cui parla è un bambino. Non è un caso che spesso si attribuiscano allo sguardo dei più piccoli le migliori osservazioni della realtà. Scevri da pregiudizi, sovrastrutture mentali e sociali, spesso i giudizi dei bambini sono quelli più ancorati alla realtà delle cose, emettitori di osservazioni che riescono a dare il giusto peso ad avvenimenti e situazioni della vita reale.
L’aver portato in scena un adattamento di questo che è uno dei libri più apprezzati dagli adulti, proprio perché attraverso un linguaggio semplice e metafore dirette, riesce a ben inquadrare il vero senso della vita, è senza dubbio un bel punto di partenza per una seconda elementare. Chi meglio dei suoi giovanissimi studenti può rappresentare i mondi fantastici narrati dal piccolo principe tenendo stretto il loro legame con la realtà? Obbligati a dare un piccolo ruolo a tutti i partecipanti, spesso gli insegnanti che si trovano a dover organizzare una rappresentazione teatrale, decidono per l’interpretazione di più bambini per lo stesso personaggio (quando questo ha un gran numero di battute). In questo caso la scelta assume però anche altri significati. Tutti i bambini sono piccoli principi, non è il mantello che li caratterizza, ma la loro giovane età, l’incapacità (si spera) di cominciare ad appiattire i propri pensieri su quelli spesso di plastica che emergono dalla società contemporanea.
Seppur con qualche difetto di organizzazione e penalizzato dal basso tono di voce con cui tutti i piccoli attori recitano le proprie battute (che rende difficile la comprensione a spettatori seduti oltre la quarta fila), lo spettacolo portato in scena dalla seconda elementare del 297° Circolo Didattico di Via Assarotti, trasuda entusiasmo e ben veicola un messaggio che dovrebbe esser proprio ad ogni tipo di spettatore. Sperando che quel “Ma i grandi non capiranno mai che questo abbia tanta importanza”, con cui finisce l’opera di Saint-Exupéry, non continui a cogliere troppo nel segno.
(Andrea Gerolamo D'Addio)
