Presentato ed intervallato dalle considerazioni di due giovani attrici in erba, voci narranti di questo giallo, il caso di The body in the library si apre quasi subito con il ritrovamento del cadavere nella biblioteca, da cui lo spettacolo prende nome. Non sono, però, le forze dell’ordine ad intervenire ma semplicemente un’astuta investigatrice, versione nostrana e parossistica della celebre Miss.Murple, protagonista dei numerosi lavori targati Agatha Christie. Accanto a lei una giovane nipote che, così come tradizione del genere vuole, finirà per essere la più classica delle “aiutanti”, pronta a lanciare quasi per caso qualche considerazione che, come di consueto, contribuisce alla risoluzione del caso.
Accanto a questi due personaggi legati in modo stereotipato al genere, una serie di indiziati ma ciò che più colpisce lo spettatore, sin dalle prime battute degli interpreti, è il bilinguismo del loro testo: questo, infatti, è stato elaborato dagli studenti stessi ed è stato scritto per metà in italiano e per metà in inglese. Oltre a dimostrare un certo virtuosismo linguistico dei ragazzi, le battute in inglese sono certamente utili a ricreare l’atmosfera giusta per un giallo ambientato in Inghilterra, tuttavia il suddetto escamotage linguistico rallenta il ritmo delle battute, in quanto, pur trattandosi di un inglese sicuramente molto semplice e commisurato alle competenze dei ragazzi, è una prova abbastanza ardua per degli attori alle prime armi. Ricordare e ripetere più lentamente la battuta più complessa o inciampare sulla punta della propria lingua è più che naturale, anche se i giovani interpreti sono stati abbastanza sciolti nel passaggio dall’uno all’altro registro linguistico.
In generale, lo svolgersi degli eventi appare un po’ troppo lento e rischia di perdere l’attenzione degli spettatori. Gli autori/attori dello spettacolo hanno voluto davvero osare molto, scegliendo un genere già di per sé complesso ed affrontando la sfida linguistica, anche per questo è lodevole il loro impegno e, al di là dei risultati dell’oggi, fa ben sperare nel domani dei ragazzi.
(Beatrice Moraldi)
