Willy è un extraterrestre proveniente da una galassia lontana che approda sulla terra e, con l’aiuto di una giovane guida terrestre, compie un virtuale giro del mondo, in poco più di un’ora.
Willy non è interpretato da un ragazzo, ma da un adulto. Viene da pensare a quanto si sarebbe divertito un bambino a vestire i panni di un personaggio così speciale, con cui poter inventare un modo completamente nuovo di esprimersi.
In ogni parte del mondo, in ogni tappa del suo viaggio, Willy incontra ragazzi che interpretano pregi e difetti del pianeta Terra, quasi sempre con canzoni note al pubblico e piccole coreografie. La capacità di movimento e di espressione di alcuni di questi giovani artisti è sorprendente. Sono puri e trasparenti, per questo riescono ad emozionare, nonostante la semplicità, anche eccessiva, dello spettacolo.
Ciò che crea disagio è la continua presenza sul palco degli adulti, nervosi ed irruenti nel loro modo di parlare e di agire, in contrasto con l’atmosfera creata dai bambini. I loro schemi recitativi e le loro battute rompono continuamente la finzione scenica, così da ostacolare anche ai ragazzi l’adesione al gioco della realtà teatrale.
L’idea dello spettacolo non è particolarmente originale, ma avrebbe potuto funzionare, divertendo il pubblico e dando soddisfazioni a bambini e genitori, se solo si fosse data più fiducia ai ragazzi. Purtroppo questo non si verifica e la messa in scena non ha niente di veramente caratteristico o fantasioso: il mondo degli adulti non riesce a lasciare il proprio senso dell’ego e la volontà di controllare ogni cosa.
(Silvia Antonelli)
